Blog: http://Il_Cacciatore_Monocolo.ilcannocchiale.it

Domani, 27 settembre

Era il 27 di settembre del 1986… esattamente 19 anni fa domani. Ma lo ricordo come se fosse ieri. Ricordo una sera, tornato a casa dagli allenamenti di atletica, una sera che come sempre significava alle ore 20 sintonizzare la radio su Radio Peter Flowers (poi defunta) per seguire una beata ora di “Linea Rock”. Ricordo la voce di Marco Garavelli, l’album della settimana, il giorno delle richieste… il tutto era un meraviglioso viaggio nella musica che non potevi ascoltare altrove. Ricordo soprattutto la serenità che mi dava quell’oretta… mi immergevo in un mondo fatto di note, di riff, di galoppate infernali… di passione. Era il momento-tutto-mio della giornata. Ascoltavo le novità, scoprivo nuovi gioielli con l’entusiasmo di un bambino e la voracità di un piranha.

Era la mia oasi felice. Fino a quel giorno.

Il 27 settembre di 19 anni fa, appunto. Il buon Garavelli interrompe un pezzo nel bel mezzo. Non è suo solito. Che succede?

E lui inizia a parlare, con un tono di voce strano. Dice che è arrivata una notizia. E’ ancora non confermata, ma pare che in Danimarca ci sia stato un incidente al pullman che trasporta in giro per il tour europeo i Metallica. E pare che Cliff Burton sia volato fuori da un finestrino aperto. E… pare certo, pare, ma è un 90%…

Cliff è morto.

La musica riparte. Non capisco, o meglio, non sono sicuro di avere capito. Sono stanco e non ho capito un cazzo. E poi sarà la solita voce di corridoio. Ma tu guarda certi stronzi che gusto idiota ci provano a mettere in giro certe vaccate.

Poi ritorna la voce. E ha ricevuto la conferma. Cliff Burton è morto.

In quel momento partono le note di “Orion”. In quel momento un ragazzetto davanti ad una radio si scopre delle lacrime agli occhi.

Forse a qualcuno questo sembrerà stupido. Come si fa a piangere per uno che non hai mai conosciuto?

Qui sta l’errore. Cliff non conosceva me, ma io conoscevo lui.

Come ogni musicista. La sua musica parla per lui. C’è la sua anima. E io ho una confidenza con lui che non ho con quasi nessuno che conosca. E’ un rapporto che salta tutte le falsità, le ipocrisie e le convenzioni sociali.

E un rapporto non mediato tra anime.

Ogni musicista che ha dato tanto alla mia anima è parte di me. E la sua dipartita è un dolore.

In questo non c’è vergogna. C’è amore.

Allora questa sera fatemi compagnia per soli 5 minuti. Mettetevi ad ascoltare “Orion”. Non tanto con le orecchie quanto col cuore. Sentitela scorrere mentre galassie collassano e nebulose appaiono.

Lasciate che quel basso avvolga ancora, dopo aver graffiato, Mentre le chitarre si uniscono in un morbido amplesso.

Per ricordare quel curioso post-hippy finito nei tempi sbagliati. Per ricordare come mordeva e pure accarezzava quel basso.

R.I.P. brother.



Pubblicato il 26/9/2005 alle 20.58 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web